Non dite che non ci provo. Mi sono fatto il segno della croce e mi sono preparato a vedere Fine pena mai, che i critici italiani avevano osannato. Ho resistito per un po’, poi il personaggio interpretato da Claudio Santamaria si è proclamato apostolo dello sballo (APOSTOLO DELLO SBALLO, testuale) e ho vomitato. Pensavo che solo un cazzone in particolare fosse capace di scrivere così: evidentemente mi sbagliavo. Certe volte mi dimentico pure di quanto posso aver ragione.
Archive for Settembre, 2008
Giuseppe Novello; il testo della vignetta è: Io poi vi dirò francamente che questo ritratto della povera mamma non l’ho mai trovato somigliante. La didascalia recita: OFFRONO NOVANTAMILA.
Ci pensavo stamattina, leggendo che Fiorello critica la qualità della televisione. Poi esce di casa e gira lo spot in cui dice ciatto Silvestro.
Sarà l’età che avanza, ma ho nostalgia di quando per fare l’intellettuale di sinistra o il ministro dovevi almeno saper scrivere soqquadro e gheriglio.
Assafa’. E’ uscito un disco meraviglioso e io, fedele alla mia nuova linea, non vi dico di che disco sto parlando. Tanto chi lo doveva sapere già lo sa, chi non lo sa se ne torna da Intimissimi a sentire la radio.
Ogni tanto si sente odore di inculata, per cui: si ricorda al gentile pubblico che il termine Squillina, riferito alle ragazzine che vanno facendo casino, NON E’ di dominio pubblico. Se andate in giro a domandare cos’è una Squillina, la gente non lo sa. Così come per il termine Nubiano (Cfr. vecchi post), riferito allo schiavo della squillina. Sono termini inventati da Gianfranco Marziano e da me. Certo, non sono termini protetti da copyright, e chiunque se ne può impunemente appropriare, a patto che questo chiunque non disdegni fottersi la roba degli altri.
Si era riaperta da pochi giorni la federazione dell’urbe e i nuovi fascisti cominciavano a circolare per la città chiusi in certe tute azzurre a chiusura lampo, assetati di vendetta e ansiosi di rifarsi della paura che avevano avuto il 25 luglio. Questi nuovi fascisti erano venuti fuori dal peggior elemento del vecchio fascismo. Pregiudicati, ex borseggiatori, abigeatari recidivi, tipi equivoci che lo stesso fascismo aveva tenuto da parte, costituivano la guardia armata di Palazzo Braschi. La città viveva sotto l’incubo di queste bande che svaligiavano le case, arrestavano le persone e le trasportavano nei lugubri stanzoni di Palazzo Braschi.
Questo era Ercole Patti, e questo era il suo otto settembre. Il fatto stesso che oggi si discuta ancora di fascismo significa solo una cosa: che stiamo messi peggio di allora. Molto peggio. Il problema è che vi piace oggi anche più di quanto vi piaceva allora. Buon divertimento, scemi.



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