Elogio dello chef Cannavacciuolo.

Naturalmente sapevo della sua esistenza, ma io ho una naturale allergia agli chef, soprattutto quelli televisivi. Se negli anni ottanta e novanta questo paese ridicolo riuscì a trasformare in intellettuali e maestri di vita dei sarti (come diceva Michele Serra, quando ancora rivolgeva la sua satira a qualcosa che non fosse l’odiata Internet), è da un po’ che ci siamo consegnati nelle mani di quelli che hanno fatto l’alberghiero. E giù palle e stronzate sul fatto che il cibo è cultura, e che se il cibo è cultura allora lo chef è un dispensatore di cultura, e se crea un nuovo piatto è come se avesse scritto un libro di filosofia eccetera, e alla fine ci siamo ritrovati a pendere dalle labbra di semianalfabeti montati, che però sanno cuocere il tonno. E giù trasmissioni in cui questi babbei, invece di insegnare a cucinare, ti spiegano il senso della vita secondo uno che non sarebbe stato capace di superare un corso della scuola radio elettra.

Poi ho visto lui, chef Cannavacciuolo, nella sua Cucine da incubo.

Intendiamoci, la trasmissione è quello che è, che poi è esattamente quello che ti aspetti: un drammone romanzato con dentro un po’ di cazzatelle alla Propp e con lo chef che, deus ex kitchen, alla fine risolve tutto: condite il tutto con un numero veramente intollerabile di spiegoni e il gioco è fatto. Insomma, una cosarella, nella quale però Cannavacciuolo titaneggia come Jebediah Springfield. Ma non perché è un gigante barbuto, una specie di orco però bonario; non perché ha il vizio comico di prendere a schiaffoni affettuosi la gente, e nemmeno perché propone dei bei piatti senza fingere di essere capace di spiegarti la fisica quantistica col mascarpone.

Chef Cannavacciuolo funziona proprio perché non funziona. Perché non è assimilabile alla banda di idioti dalla quale è emerso. E’ un gigante perché è capace di ridurre tutto l’ambaradan televisivo a un punto soltanto: saper fare le cose. Più che quello che fa, cioè cucinare delle pietanze e accumulare riconoscimenti, funziona quello che non fa. Non si perde in elucubrazioni del cazzo, in filosofie da quattro soldi. Quello che emerge è il rispetto del lavoro, inteso come passione. Mentre gli altri ci abboffano le palle con la filosofia del cibo, lui dice pulisci qua, cazzo. Gli chef si puliscono la bocca con concetti risciacquati nell’acqua del cesso, e lui controlla se la tovaglia è pulita. Questo è quello che vale davvero, nella figura pubblica dello chef Cannavacciuolo: lui è il musicista già famoso che prova lo spettacolo per delle ore nel chiuso della sala, è lo scrittore che scrive invece di spettegolare e tessere trame, è il pittore che si arrovella sul quadro, è Maradona che arriva tardi agli allenamenti e poi resta in campo per delle ore a provare le punizioni, anche se è già Maradona: ma lui è Maradona anche per questo.

Nella riduzione ai minimi termini termini operata da Cannavacciuolo, la meraviglia è che non c’è posto per le chiacchiere degli arronzoni. Lui è quello che mentre tu stai lì ad atteggiarti a filosofo ti dice ma lava prima il pavimento e poi fai il filosofo, zozzone. Oggi  il lavoro, da dipendenza alienante che era, è diventato una forma micidiale di ricatto. L’unica salvezza che uno poteva trovare era almeno la soddisfazione di farlo bene, come si deve. Poi sono arrivati i chiacchieroni de sinistra e sono riusciti a sostituire la passione col coltivare relazioni utili, l’oggettività con le cazzate, la bellezza con la merda, e alla fine siamo arrivati al punto che non c’è bisogno di saper scrivere per scrivere, non bisogna saper suonare per suonare, non devi essere capace a pittare per fare i quadri, se fai parte del Sistema.

Poi arriva lui e ti dice lava le pentole, zuzzuso, e rimette le cose a posto. E ti rendi conto che c’è, forse, ancora un modo giusto per fare le cose, e il modo giusto è saperle fare.

In un paese in cui Franceschini scrive libri, Veltroni dirige film e la Boldrini pretende di insegnarci a parlare, non è poco.

Hail, chef Cannavacciuolo.



12 Commenti

  1. Giulio Pescatori

    Giustissimo, ma ad amor del vero è il format che prevede questo tipo di relazione chef-ristoratore. Se vedi l’originale Ramsey fa lo stesso. Per dire a Masterchef si fa la filosofia del branzino, a Cucine da incubo si cazzeano i lavativi. Cmq Cannavacciuolo è paesano mio e fa pariare a prescindere :)  

  2. Artane

    Si ma è un plagio di Hell’s Kitchen di Gordon Ramsey, ok hanno comprato il format, però copiano pari pari le situazioni originali e perfino le battute dello chef americano. Preferisco l’originale.

  3. orlando

    salve un analisi giusta complimenti,

  4. Pasquale

    Attribuire la crisi culturale italiana alla sinistra mi sembra francamente eccessivo, a limite del comico. La destra ha avallato lo sdoganamento delle cariche (politiche) a suon di donazioni di vagina, lo sguazzare in trasmissioni pseudo pulp di dubbio gusto e mi parli di sinistra… povera Italia!!!

    • lulu

      mentre tu stai lì ad atteggiarti a filosofo ti dice ma lava prima il pavimento e poi fai il filosofo, zozzone.  L’unica salvezza che uno poteva trovare era almeno la soddisfazione di farlo bene, come si deve. Poi sono arrivati i chiacchieroni de sinistra e sono riusciti a sostituire la passione col coltivare relazioni utili,  cito
      e non è sbagliato….
      Franceschini scrive libri, Veltroni dirige film e la Boldrini pretende di insegnarci a parlare, non è poco. cito
      a destra ha avallato lo sdoganamento delle cariche (politiche) a suon di donazioni di vagina, cito
      chi fa bene le cose nessuno lo caca
      ma poi la tua attenzione non mi piace, nemmeno

  5. Mocumbo

    Io amo gli animaletti, ma ai tempi della guerra, in mancanza d’altro si mangiavano anche cani e gatti,
    Oggi invece hanno quasi più diritti le bestie che i cristiani.
    Sarà pure colpa di certo “mignottame” che non può separarsi da fuffi neanche quando và al bagno,
    però quando arriviamo a sperperare migliaia di euro per la necroscopia del delfino azzurro dalla pinna verde,
    morto schiattato e arenato sulla spiaggia, direi che abbiamo toccato il fondo.

  6. anduoglio

    Non sono d’accordo. Gli chef devono fare bene il loro lavoro IN CUCINA. Cannavacciuolo, esattamente come Vissani, in tv fa malissimo il lavoro di intrattenitore. Dice i gnocchi, il zenzero, il congiuntivo è un’ipotesi così come tanti altri “dettagli” che dovrebbero essere l’abc dell’intrattenitore. Anni addietro le ricette erano presentate da Ave Ninchi, che veniva da 40 anni di professionismo nel mondo della recitazione, del cinema e della tv. La tv la dovrebbe fare chi possiede i requisiti per farla, venire dalla gavetta, aver fatto scuola di dizione e recitazione, essere giornalista o avere un’esperienza di recitazione di lungo periodo alle spalle. I cuochi in cucina a fare bene quello che sanno fare, in tv chi ha i requisiti per fare tv. Lodare Cannavacciuolo significa lodare il male minore, cioè un cuoco che sa fare quello che sa fare (gestire una cucina) senza avere l’ambizione come Vissani di partecipare al dopo festival per discutere dei problemi della canzone italiana (però le interviste ai giornali per dare consigli agli studenti per la maturità pure le ha date Cannavacciuolo http://www.lastampa.it/2014/06/05/blogs/skuola/maturita-da-incubo-ecco-la-ricetta-dello-chef-cannavacciuolo-czSqetPs4SmGcYAVBMXr3K/pagina.html), ma comunque uno come Cannavacciuolo la tv la dovrebbe vedere solo la sera, dopo il lavoro, assieme alla famiglia, ma non dovrebbe proprio andarci. Ognuno deve tornare a fare il proprio lavoro, i cuochi in cucina, non a guidare culturalmente la nazione.

  7. katanga

    Con l’evoluzione multietnica e le nuove “culture” tribali arrivate da poco nella nostra bella nazione,
    mi aspetto che prima o poi saranno presentate e impiattate prelibatezze per cannibbali.
    se ancora non e’ cosi poco ci manca.

  8. finalmente qualcuno che dice le cose come stanno…viva amlo! amlo è morto

  9. Franco dagli Abbruzzi

    senza considerare che le melenzine sono buone pure fritte

  10. Kitty

    Forse non ce ne siamo accorti ma l’Italia stà diventando un canile a cielo aperto.
    oramai ci sono almeno 3 cani per famiglia, oramai ci sono più cani che cristiani.
    Bisogna cucinare i cani, come fanno in cina, o come facevamo noi ai tempi di guerra !
    Una bella e succosa bistecca di rotwailer che con la crisi che c’è la carne costa sempre più cara !