Il vinciuto.

C’è un termine napoletano che mi viene in mente ogni volta che vedo Renzi. Ogni volta. Il termine è vinciuto. Che in napoletano sta per capuzziello, borioso, spocchioso, uno che le vuole sempre vinte, soprattutto quando non se lo merita. Che è diverso da uno che non sa perdere. Il vinciuto non è McEnroe che manda affanculo tutti e piglia il mondo a male parole: perché McEnroe è un campione, si vede che è un campione, ti può stare sul cazzo quanto vuole, ma è un campione.

Il vinciuto no. Il vinciuto, quando perde a scacchi, non rovescia la scacchiera: scala la federazione scacchistica e poi la distrugge dall’interno.

Perché, sotto sotto, il vinciuto lo sa bene, di non essere un campione. Un campione, anche sconfitto, si basta, anche tra una bestemmia e l’altra. Il vinciuto ha bisogno -un bisogno fisico- di essere riconosciuto come campione dagli altri. E per far questo è disposto anche a rovinarli, gli altri. Per questo il vinciuto è pericoloso: perché non si accontenta mai, è la sua stessa natura che lo rovina. Non è in competizione con gli altri, ma con quello che vorrebbe essere e non è. Un po’ come quegli scrittori scarsi che vendono un miliardo di copie e invece di godersi i soldi stanno sempre lì a recriminare e a cercare di convincere il mondo che sono bravi. Potrebbero stare in un attico a godersi un paio di mignotte, e invece no, devono star lì a pepetiàre. Perché lo sanno, che non sono bravi. Lo sanno, che sono saliti sul cazzo a tutti, ma ti vogliono essere simpatici comunque, anche a costo di sputarti in faccia ogni volta che ti vedono, solo per poi stupirsi del fatto che la volta dopo non sei affatto contento di vederli.

Io non ho paura dei fascisti. La Storia li ha combattuti e vinti.

Io ho paura dei vinciuti, di quelli che studiano la notte per il giorno, che non trovano mai pace finché non ottengono quello che vogliono.

E in genere, quello che vogliono loro, non è mai una cosa buona.



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