La fine delle zoccole.

 Il seguente esperimento mentale vi aiuterà a capire. Supponete di essere in grado di trovare una grande e variegata popolazione di ratti: grassi, magri, malaticci, forti, ben proporzionati, eccetera (potete trovarli facilmente nelle cucine dei ristoranti di lusso di New York). Con queste migliaia di ratti costruite una coorte che rappresenta bene l’intera popolazione dei ratti di New York. Li portate nel mio laboratorio sulla East Fifty-Ninth Street a New York e insieme mettiamo l’intera collezione in una grande vasca. Sottoponiamo i ratti a livelli sempre più alti di radiazioni (visto che si tratta di un esperimento mentale, mi dicono che non c’è alcuna crudeltà nel fare una cosa del genere). A ogni livello di radiazioni quelli che per natura sono più forti (ed è questo il punto chiave) sopravvivono, e i morti vengono eliminati dal campione. Man mano abbiamo un insieme sempre più forte di ratti. È fondamentale notare che tutti i ratti, compresi quelli forti, sono più deboli dopo la radiazione.

Ecco, se aveste letto Taleb, sapreste che non ne usciremo bene (se ne usciremo, visto chi e come sta gestendo l’emergenza), anzi. Quelli di noi che ce la faranno saranno molto deboli, molto provati. Provati personalmente, perché mesi di arresti domiciliari non fanno affatto bene alla salute: non siamo fatti per vivere rinchiusi, il nostro corpo lo sa, se ne fotte di Borrelli e ce la farà pagare carissima. Provati psicologicamente, perché è vero che abbiamo internet e la tv, ma è anche vero che un buon 90 per cento di quello che leggiamo e ascoltiamo è rumore di fondo, e il resto è propaganda talmente becera da far rimpiangere Goebbels, che almeno si serviva di Speer e  Leni Riefenstahl, non di questi quattro scafessi che ci raccontano come si innamorano ai tempi del coronavirus (sempre sia maledetto García Márquez per avergli messo in bocca questa pappardella). Quelli di noi che ne usciranno saranno rimbambiti da chiacchiere senza senso e costrutto, e quelli che avranno mantenuto un minimo di lucidità si troveranno circondati da una massa di scimuniti che avranno assorbito (consciamente o no) le palle della propaganda.

Prendete gli articoli che mostrano i cosiddetti assembramenti: i subumani ballerini e i capannelli dei vecchi. Ci sono, eccome. Ma nessuno dice che sono fisiologici. Il paese, nel senso di popolazione, sta rispondendo alla clausura con coscienza e rigore. I dati dicono che più del 90 per cento della gente sta a casa (me compreso, sia chiaro), altro che gli Svedesi, eppure si invoca l’esercito, la sbirraglia. E da queste cose, ricordatevelo, non si esce più. Come i topi di Taleb, ogni volta che passa un concetto del genere, diventiamo più deboli.

Ricordatevelo: è così che hanno distrutto il mondo del lavoro, della Sanità, della Scuola: emergenza dopo emergenza.

Ce lo chiede l’Europa; avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità; in Sanità il privato è meglio del pubblico; con la cultura non si mangia.

Quante volte vi ho sentito ripetere a pappagallo queste stronzate, e mi sono fatto venire l’ulcera. E così state facendo adesso, che correte felici tra le braccia di un Stato che non è capace a curare e quindi prova a reprimere. E dalla repressione, ve lo dico chiaro, non torneremo più indietro: è successo così per il lavoro, così per la Sanità, così per la Scuola.

Per colpa vostra, per bene che ci vada, faremo la fine delle zoccole.

Morte o nel mastrillo.



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