Chi chiagne fotte a chiunque.

Mi ero ripromesso di mantenere uno sguardo sul mondo, diciamo così, laterale. Di non scrivere cose che potrebbero venire in mente, per dire eh, anche a un giornalista del Corriere. Però uno legge una cosa stupefacente e dice aspetta statti zitto, vedrai che ora si scatena il finimondo, stai schiscio. E invece, mancocazz. Cioè. E’ successo che la Marcegaglia, presidente di confindustria, si è lamentata pubblicamente che gli industriali vengono lasciati soli, manco fossero dei ritardati di sette anni.  E nessuno a dire, innanzitutto se state soli forse sarà che nessuno si vuole far vedere con voi, e chiedetevi un po’ perché. Poi, e te pareva, è arrivato pittima Marchionne a dire e ah certo, pure a noi ci hanno lasciati soli. E anche lì nessuno a dire a coso, ma vedi d’anna ‘a caca’ er cazzo alla craisler che qua ciavemo li buffi. E naturalmente, ciliegina sulla merda, sono arrivati gli editori italiani urlando e noi? Lo sapete quanto siamo soli noi? Eh? Lo sapete che i contributi statali che ci date non ci bastano? Eh? Perché non ci fate pagare meno tasse? Lo sapete che è un’ingiustizia che un milardario paghi le tasse come un qualsiasi salariato? Eh? Eh?

Ora, io mi aspettavo che si scatenasse l’inferno da parte dei nostri giornalisti e dei nostri intellettuali de sinistra, perché, come sapete, io sono rimasto ai tempi di quel coglione di Fortebraccio che si assegnò uno stipendio pari a quello di un metalmeccanico. Ma si vede che Fortebraccio non aveva capito un cazzo, che non aveva capito che si scrive meglio dei precari, dei disoccupati, dei cassintegrati, se li guardi dagli attici di confindustria.

Che poi, visti da lì, quei quattro pezzenti morti di fame sono così carini, sembrano tante formichine.



6 Commenti

  1. Già.
    Li hanno lasciati così soli che quando si sono lamentati che il 17 marzo gli toglieva un giorno di produttività, limortacciloro, gli hanno fatto il decreto apposta con cui decurtavano un giorno di ferie coattivamente ai lavoratori, per non farla sentire sola, a emma.

  2. Sarò una voce fuori dal coro ma non sono in accordo all’attacco verso gli industriali. L’industria italiana è la forza di moltissimi piccoli imprenditori che subiscono uno Stato completamente assente. Un’assenza che non significa incentivi o agevolazioni economiche La stessa mancanza dello stato in tutti i settori è presente inevitabilmente anche in quello industriale. Non esiste strategia di sviluppo nel garantire ad esempio un’espansione delle esportazioni, nessuna strategia per assicurare una condizione competitiva sotto l’aspetto fiscale (non è solo quello che consideriamo superficialmente …tasse sul reddito che gravano sui conti delle aziende); non esiste tanto meno una reale intenzione ad alleggerire la burocrazia farraginosa e ridicola con cui le aziende devono confrontarsi. Amlo tu mi insegni a non cadere in facili cliché. Il nostro è un paese che fa inevitabilmente acqua dappertutto ma visto che io resto un’ottimista penso che la forza ormai sia esclusivamente individuale. La maggiore responsabilità è in mano a chi come te esprime forte e chiaro il proprio pensiero e non ha messo i suoi neuroni in prepensionamento.

  3. perché ultimamente scrivi i post in romanesco? fa parte dell’avere una visione laterale del mondo?

    comunque concordo con Rossella

  4. preciso: è chiaro che gli esempi che hai portato sono indifendibili, ma la realtà italiana è fatta di tantissime imprese che non hanno gli stessi appoggi su cui possono contare la FIAT e gli editori, e queste tantissime imprese compiono spesso davvero un’impresa a restare in piedi, nell’indifferenza pratica della politica tutta. anzi no, scusa: “pratica” e “politica” sono antitetici

  5. Lo stato ha tolto improvvisamente gli incentivi al fotovoltaico. Il fotovoltaico non funziona con le tangenti. E’ fatto da aziende serie, innovative, giovani. Hanno tolto gli incentivi quando esisteva una legge fatta dallo stesso governo che stabiliva gli incentivi fino al 2013. Hanno tolto tutto perchè i ministri, i politici e tutte le samente non ci guadagnavano nulla. Era l’unico settore in crescita in Italia. Lo stato ha abbandonato la migliore imprenditoria d’Italia: giovane, motivata, democratica, non legata a rapporti di lobbys. A volte è vero: lo stato lascia soli gli imprenditori, anzi spesso gli taglia le gambe. In pochi minuti hanno distrutto un settore che costituiva l’1% del PIL italiano, che faceva arrivare in Italia miliardi di capitale straniero. Già dopo poche ore dal decreto Romani, sono cominciati i licenziamente perchè tutte le operazioni in corso si sono bloccate. Questo settore dava 100.000 posti di lavoro e un nuovo assunto su tre in Italia era nel settore delle rinnovabili. Con l’indotto il danno che ha fatto il governo (con la scusa che i 20 € di bolletta in più l’anno erano troppo, ma nessuno dice che gli aumenti sulla benzina incidono centinaia di € in più l’anno), toccherà mezzo milione di lavoratori.

  6. già, questo è un ottimo esempio di ciò che intendevo. ma niente paura: ora che hanno anche levato da mezzo il nucleare per non perdere i referendum, assumeranno i 100.000 giovani per generare elettricità con i pedalò