La lingua del padrone.

Credo di non aver mai assistito a una buffonata mediatica come questa degli spagnoli che si comprano Telecom (che io, a dispetto, chiamerò sempre Sip: per essere una telecom dovete essere capaci di fare le cose che fa una telecom: non basta darsi un nome altisonante. Non è se domani vado all’anagrafe e mi cambio il nome in Steve Amlo McQueen divento più fico) e dei francesi che forse sono tanto fessi da accollarsi Alitalia. Non avevo mai visto lanciare una serie così buffonesca e incoerente di parole d’ordine e mai avevo visto tanti fessi abboccare nello stesso momento; svantaggi di chi non è nato sotto il fascismo, ma devo dire che stiamo recuperando. La parola d’ordine più patetica è, come sempre, italianità.

Italianità: bella cazzata, che gradirei tanto qualcuno mi spiegasse cosa significa. Che in azienda si parla soltanto l’italiano? Che in mensa ti servono solo pasta e specialità regionali il giovedì? No, veramente, spiegatemelo; perché io non ho capito. Cioè, da un lato i media auspicano le privatizzazioni, che in soldoni è significato prima pagare noi le infrastrutture e poi regalarle ai capitani coraggiosi dalemiani, che si sono limitati a gestirle: spesso male, ovviamente. Perché sia chiaro, la favola che il privato è meglio del pubblico ve la potete vendere al mercato delle vacche, ma non a me. Perché il privato, con tutti i suoi limiti, per carità, è Jeff Bezos, che ha creato Amazon dal niente, non l’amico dei politici e delle banche che ottiene dai primi le infrastrutture pagate coi soldi nostri e dalle seconde i quattro soldi che le paga. Questo non è privato, non sono privatizzazioni: sono regali. Le privatizzazioni serie si fanno così: ti vendo le autostrade (o la compagnia telefonica), però. La privatizzazione seria si vede nel però. Però ti impegni, pur nell’ottica di una ristrutturazione a dieci o vent’anni (almeno, perché io, Stato serio, non ti permetto di buttare la gente per strada, aspetti che i tuoi salariati maturino regolare pensione e poi ristrutturi. Se vuoi guadagnare un botto in sei mesi senza investire un cazzo c’è il traffico di droga: vai a trafficare, se sei capace) a migliorare la rete autostradale nei termini di contratto che stabilisco io: non tu, io. Se ti regalo la compagnia telefonica, ci metto nel contrattino che ti obblighi a fare tot investimenti all’anno, mi fai funzionare i telefoni e internet come si deve e soprattutto non mi fai pagare le intercettazioni: quelle sono un mio jolly. IO sono lo Stato, sono il popolo, non è che ti regalo le cose per permetterti di rivendermele. E stabilisco anche un tetto alle tariffe, dato che mi trovo, perché la rete telefonica che tu vai gestire non te la sei pagata da solo, l’ho pagata io. Non tu, io. Se sei il grande managerdi questo cazzo fatti la tua compagnia, posa cavi e centraline sul mio territorio, dove decido io, al costo che dico io, alle mie condizioni, e poi, semmai, con calma, quando ne ho voglia, ne parliamo.

Ma anche qui c’è un però. Come diceva Titina De Filippo a Peppino che le proponeva un affare insieme (il coiffeur Da Peppino): è un’ottima idea, un affare sicuro: sempre però che Peppino non foste voi.

Perché qui c’è la seconda parola d’ordine: la golden share. Che poi sarebbe la quota che i politici vogliono mantenere nelle aziende che hanno appena buttato nel cesso per continuare a mangiarci e a piazzarci figli e amanti; perché una golden share fatta bene significa fare le cose che vi dicevo prima. Significa restare nell’azienda per obbligarla a fare le cose che servono a chi l’azienda l’ha pagata: il popolo. Non il governo: il popolo. Voi l’avete vista, la golden share fatta come si deve? Io no. Ma tutti gridano al fatto che il governo perderà la sua quota di potere. No: significa che telefonica assumerà i raccomandati spagnoli, non i loro.Il governo: che, di volta in volta, significa Fassina, o il giovane Colaninno, o Tremonti, o la Santanché o qualche gibbone in camicia verde e laurea albanese. Non voi. Non noi, non io: loro.

In sostanza, quello che sta succedendo è questo: un cazzo di niente. Abbiamo già perso le nostre aziende (nostre non perché sull’italico suol di questo cuollo di cazzo, ma perché le abbiamo pagate noi, porca puttana) quando le abbiamo svendute senza ricavarci niente. Adesso strillano perché temono per l’occupazione, dicono: sai quanto gliene fotte dell’occupazione, come se avere un nome italiano possa impedire a Marchionne di fare quello che fa da sempre e che sempre farà: il padrone. hanno paura che se arrivano gli stranieri perderanno anche i loro ultimi, piccoli feudi di potere. Personalmente, di questo sono felice. Meno Colaninno c’è in giro e più mi fa piacere. Le cose cambieranno, certo, ma per loro, non per noi. Se la Sip vuole licenziare, licenzierà, a prescindere dal nome dell’amministratore delegato: anzi, gli italiani, da sempre, si sono distinti per incompetenza mista a ferocia. E il governo spiegherà che non ci sono i soldi perché bisogna mandare i nostri ragazzi in Afghanistan, e i sindacati apriranno un tavolo di trattativa e alla fine la Sip licenzierà chi cazzo gli pare a lei. Quando cazzo riterrà opportuno lei. Il problema non sono gli spagnoli o i francesi, come abbiamo imparato bene noi napoletani.

Non ha importanza se ti tocca dire sì padrone o yes mastah, quando l’unica cosa che puoi fare è chinare la testa e ubbidire.



8 Commenti

  1. Andrea

    Amazon non paga le tasse!!
    In Gran Bretagna si è beccata una bella condanna.
    ;-)

    • amlo

      e gliela devono triplicare, per come la penso io. cio’ non toglie che Bezos non è che si è comprato un’azienda pubblica agratis.

  2. Boris

    Io sono molto favorevole alle privatizzazioni in stile Putin: io Stato concedo a te privato qualcosa, ti permetto anche di arricchire a schifo e di spararti le pose, ma se in un qualsivoglia momento non sono completamente soddisfatto di quello che fai sparisci bello e buono una notte e manco tuo figlio dirà di averti mai conosciuto. Funziona una meraviglia.

    In ogni caso sento parlare un gran bene di questa sip spagnola, dove bene significa che ha dimostrato di avere una certa propensione a voler vedere crescere i fatturati e non solo i profitti, e a licenziare in tronco i dirigenti che non si attengono a questa semplice regola. I nostri menagggers delle telecomunicazzzioni (quelli di Napoleone che vince a Waterloo), abituati a sgarrupare le aziende per poi tagliare tutte le spese e i salari e far finta di averci guadagnato, ne saranno felicissimi.

  3. plxmas

    golden share? no goldon(e) share

  4. anduoglio

    Anche se spesso mi sono espresso contro i baracconi pubblici e una certa (e diffusa in maggioranza) categoria di impiegati pubblici, ritengo che sanità, trasporti, istruzione, telefonia, energia e acqua debbano essere al 1000% pubbliche. Si tratta dell’ossatura di una democrazia e non ci si deve guadagnare sopra. Sono beni primari che devono essere gestiti direttamente dallo stato perchè più pubblici sono questi beni e migliore è la democrazia. Chi la pensa diversamente o è uno sciocco mentecatto che non ha capito nulla dell’universo o si è appena comprato la telecom e comincia a mettere le mani in mezzo alle pacche delle segretarie.

  5. Stavo per scrivere che nel mio mondo perfetto i servizi pubblici essenziali (comunicazioni, trasporti, energia, acqua, sanità, istruzione) dovrebbero essere pubblici (istruzione e sanità anche senza l’esclusiva, se uno vuol farsi spennare è liberissimo di farlo, ma con dei paletti, tipo niente soldi alle scuole private che poi chiamano il sottoscritto Demart e gli dicono “ma se vuole lavorare qua, veda che non paghiamo” ricevendone una pernacchia, o tipo “caro dottore, sticazzi che ci hai la tua clinica privata, il furbo in ospedale non lo fai, e se lo fai te ne vai affanculo nella tua clinica). Ma mi ha preceduto l’ottimo anduoglio.
    Il privato ontologicamente persegue il profitto, guai se non fosse così (e del resto ci sono anche leggi in merito tipo “se vai sotto devi dichiarare fallimento ecc.”). Per questo i servizi pubblici essenziali devono restare in mano pubblica, perché devono esser sottratti alla logica del profitto. Devono essere gestiti non da un manager che deve chiudere un fatturato in attivo, ma da un dirigente che eroga un servizio.
    Comunque, alla peggio, anche la privatizzazione sognata da Amlo mi sta bene.

  6. Giordamas

    Giulià, pure la “Sip” a Telefònica che ha 51 miliardi di debito pagando appena 300 milioni per controllare Telco, è un regalo. Un regalo fatto ad una sanguisuga che non si può permettere investimenti e ricerca per i suoi debiti. Sai che farà Telefonica? Si opporrà allo scorporo della rete per non avvantaggiare i rivali, così come fa in Spagna, si prende Telecom Argentina e Telecom Brazil, le uniche compagnie su cui Telecom Italia faceva soldi, poi rivende. Telecom passerà dall’essere una compagnia indebitata e in declino ad essere una compagnia finita: si aprono scenari da Olivetti! Altro che non succederà un cazzo di niente.